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Carenza infermieri in Italia: dati, cause e rischi per la sanità pubblica

Carenza infermieri in Italia: dati, cause e rischi per la sanità pubblica

Carenza infermieri in Italia: perché il sistema sanitario è sotto pressione

Quanti infermieri mancano in Italia

Sanità in crisi: a Milano mancano 12.000 infermieri. Cosa sta succedendo davvero?

C’è un numero che racconta più di tanti dibattiti sullo stato della sanità italiana: il rapporto tra infermieri e popolazione. E questo numero merita davvero la nostra attenzione. Secondo dati recenti provenienti da fonti OCSE, in Italia ci sono circa 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti (dato 2023), mentre la media di molti Paesi avanzati è decisamente più alta. (Trading Economics) Non si tratta solo di una questione statistica. È un chiaro indicatore della capacità assistenziale, della sostenibilità del sistema e, soprattutto, dell’accessibilità alle cure.

Italia sotto la media OCSE: il confronto sugli infermieri per 1000 abitanti

Una distanza che pesa

Per comprendere il problema, basta confrontare alcuni dati:

Paese

Infermieri per 1.000 abitanti

Italia

6,9

Media UE (stima)

8,4

Media OCSE (riferimento citato spesso nel dibattito)

9,2–9,7

Germania

oltre 12

Francia

circa 11

Elaborazione su fonti OECD/WHO/European Observatory. (Trading Economics Nurses in Italy)

Elaborazione su fonti OECD/WHO/European Observatory. (Trading Economics) Il divario è lampante. Se l’Italia avesse anche solo un numero di infermieri vicino alla media OCSE, il sistema potrebbe contare su decine di migliaia di professionisti in più.

Il problema non è solo quanti infermieri ci sono. È quanti ne mancheranno

La situazione è critica, perché la carenza non è statica. Sta crescendo. Diversi esperti segnalano:

  • pensionamenti in aumento nei prossimi 10-15 anni
  • bassa attrattività della professione
  • riduzione delle iscrizioni ai corsi di laurea
  • fuga verso l’estero
  • abbandono precoce della professione

Secondo analisi recenti, oltre 10.000 infermieri all’anno potrebbero lasciare il sistema per pensionamento nel prossimo quindicennio. (sdabocconi.it) Questo significa che il problema rischia di diventare strutturale.

Il paradosso italiano: formiamo infermieri che poi perdiamo

Uno dei fenomeni meno discussi è l’emigrazione professionale. Paesi europei con salari e condizioni di lavoro più allettanti stanno attirando sempre più infermieri italiani, a volte già durante il loro percorso universitario. (euronews) È un doppio danno:

  • il sistema investe nella formazione
  • altri sistemi sanitari raccolgono i benefici

E mentre perdiamo professionisti ben formati, cerchiamo di riempire i vuoti con reclutamenti internazionali. Una soluzione temporanea, non una vera risposta al problema.

Il caso Lombardia e Milano: l’emergenza dentro l’emergenza

In Lombardia, la situazione è ancora più critica. Si parla di 12.000 infermieri mancanti, con difficoltà a soddisfare il fabbisogno e corsi di laurea che, in alcuni casi, non riescono a riempire tutti i posti disponibili. A complicare ulteriormente le cose c'è il costo della vita.

A Milano, ad esempio, si registra una perdita di oltre 3.000 infermieri all’anno. Questa crisi è aggravata da fattori economici e organizzativi che rendono la professione sempre meno sostenibile.

Principali cause:

  • Elevato costo della vita, particolarmente accentuato nella città di Milano
  • Retribuzioni insufficienti, tra le più basse in Europa in rapporto al costo della vita
  • Costo degli affitti elevato: tra 23 e 30 €/mq; un appartamento di 60 mq può superare di molto i 1300 € mensili.*
  • Turni di lavoro gravosi e carichi eccessivi, che aumentano il rischio di burnout
  • Abbandono del SSN, con migrazione verso il privato, l’estero o uscita dalla professione (oltre 33.000 casi in Italia tra il 2022 e il 2024)
  • Calo delle iscrizioni universitarie, con un numero di laureati inferiore alla media europea
  • Pensionamenti non compensati dal ricambio generazionale
  • Ricorso a cooperative esterne, che spesso riduce la continuità assistenziale

Il problema abitativo* pesa notevolmente sulla capacità di attrarre e trattenere professionisti. Quando il costo di un affitto consuma una parte significativa dello stipendio, il problema non è più solo sanitario, ma diventa anche sociale.

A ciò si aggiunge un fenomeno crescente di mobilità territoriale: molti infermieri scelgono di trasferirsi in città con un costo della vita più sostenibile (ad esempio Roma, Salerno o Reggio Calabria).

* Continua esodo verso città meno care nel 2025 si sono già trasferiti più di 350 infermieri, Roma:18 €/mq; Salerno: 11 €/mq; Reggio Calabria: 5 €/mq; …

Questi fattori contribuiscono a una vera e propria “fuga” dalla professione, compromettendo la qualità dell’assistenza e il diritto alle cure.

Perché meno infermieri significa meno sanità

Spesso si parla di questo tema come se fosse solo una questione di numeri. In realtà, tocca direttamente i cittadini. Meno infermieri può significare:

  1. Tempi di assistenza più lunghi
  2. Meno personale si traduce in carichi assistenziali maggiori e meno tempo per ogni paziente.
  3. Maggiore pressione sui pronto soccorso
  4. Se il territorio e le malattie croniche non vengono gestite adeguatamente, aumenta il ricorso all’ospedale.
  5. Maggior rischio di burn-out
  6. La carenza di personale alimenta ulteriormente la carenza.
  7. Difficoltà nell'attuare le riforme territoriali

Case di comunità, assistenza domiciliare, telemonitoraggio: senza infermieri, rischiano di rimanere modelli incompleti.

Il nodo formazione

Un altro tema fondamentale è il ricambio.

Se non ci sono nuovi professionisti che entrano nel sistema, questo si restringe.

Ecco un quadro critico (schema sintetico):

Fattore

Impatto

Basse iscrizioni

Riduce il ricambio

Posti non coperti

Aumenta il deficit

Pensionamenti

Riduce forza lavoro

Dimissioni/estero

Aumenta il turnover

Carovita

Riduce attrattività

L’effetto combinato di questi fattori porta a una crisi che non è solo episodica, ma sistemica.

Non basta assumere di più

Qui c’è un equivoco frequente. Pensare che il problema si risolva solo aumentando assunzioni.

Non basta.

Serve agire su almeno cinque leve:

  1. Retribuzioni: Il tema salariale pesa sull’attrattività.
  2. Condizioni di lavoro: Turni, carichi assistenziali, supporto organizzativo.
  3. Housing e costo della vita: Tema cruciale soprattutto nelle grandi città.
  4. Valorizzazione professionale: Autonomia, sviluppo di carriera, riconoscimento.
  5. Programmazione del fabbisogno: Senza pianificazione, si rincorre l’emergenza.

Un confronto che dovrebbe far riflettere

Se l’Italia si trova sotto la media per quanto riguarda la dotazione infermieristica, mentre contemporaneamente:

  • la popolazione invecchia
  • aumentano le cronicità
  • cresce la domanda di assistenza territoriale
  • si espandono i modelli domiciliari

allora il problema non è da sottovalutare.
È strategico.
Perché la sanità del futuro non si costruisce solo con tecnologie, riforme o infrastrutture.
Si costruisce con professionisti.

Il rischio più grande? Abituarsi all’emergenza

Il rischio più grande? Abituarsi all’emergenza.

Forse il vero pericolo è considerare questa situazione come qualcosa di normale.

  • Liste d’attesa.
  • Reparti sotto pressione.
  • Concorsi deserti.
  • Professionisti che se ne vanno.
  • Studenti che non arrivano.

Se tutto questo diventa parte della routine, la crisi smette di sembrare una crisi.

Ed è proprio in quel momento che diventa più difficile affrontarla.

Il dato sugli infermieri non è solo un indicatore tecnico.

È uno specchio.

Racconta quanto un sistema è in grado di prendersi cura delle persone. E se l’Italia resta sotto la media, il tema non riguarda soltanto una categoria professionale. Riguarda il futuro stesso del Servizio Sanitario.

E forse il punto non è chiedersi se il dato debba far riflettere. Ma perché non stia facendo discutere abbastanza.

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